Il Corpo Disegnato: essere modelle per pittori è tutta un’altra cosa.

Posare per pittori e disegnatori è tutta un’altra cosa: essere modelle per pittori non prevede sconti, non ci sono filtri e postproduzione, il tempo di posa è lunghissimo. Una “terapia urto” che consiglio a chi tende a non piacersi, a non accettare il proprio corpo.

Una delle cose più stimolanti che faccio nel mio percorso di artista e attivista Bodypositive è fare la modella per i pittori.

Stare nuda e immobile per diverse ore con un gruppo di persone che osservano, misurano, disegnano il tuo corpo. Un’attività con cui ho dimestichezza avendo una formazione artistica in accademie di belle arti e scuole di scultura.

Aiuta a rafforzare la percezione di sè (del proprio sè incarnato, corporeo) e l’autostima.

I pittori non giudicano il corpo, lo disegnano semplicemente, come fosse un oggetto. Del resto è parte del filone del Nudo, disegnare corpi umani come fossero strutture o oggetti, senza giudizio, è anche uno degli insegnamenti di Cèzanne.

Una pittrice ieri mi ha detto “che bella che sei, proprio bella!” e ho sorriso pensando “lo so!” non ho paura a dire che sento di essere bella. Vedo il mio corpo nudo, le pieghe del grasso che lo compone, la pelle a tratti butterata e sono serena, non provo vergogna anche se so che secondo molti dovrei provarla. Io sto bene in questo mio corpo.

Disegni di Daniel Espen, Alessandro Alghisi e Bruna Gelpi. Continua a leggere “Il Corpo Disegnato: essere modelle per pittori è tutta un’altra cosa.”

Attraverso un mezzo apparentemente frivolo, rielaboriamo criticamente i canoni di bellezza imposti.

Le Sfilate che organizzo hanno il duplice scopo di mostrare gli abiti che produco, concepiti per valorizzare il corpo femminile e non nascondere o camuffare: nessun tributo di inferiorità o colpevolezza al non essere aderenti a un canone imposto, nessun ‘nonostante sono grassa, sono bella’ e frasi simili che non posso più ascoltare,  e lanciare il messaggio.  Le modelle sono donne, amiche, di ogni taglia e età (per ragioni di privacy qui ci sono solo le mie immagini, per il resto vi rimando a FB) che entusiaste partecipano e condividono la Mission.

Con il nostro corpo comunichiamo un messaggio: la bellezza possibile dei corpi fuori dai canoni imposti. La bellezza del corpo che si possiede e che si ama, la bellezza di chi si sente bello. La bellezza della diversità e dell’originalità, la bellezza dell’autenticità. Attraverso un mezzo apparentemente frivolo come la Moda e le sfilate comunichiamo un messaggio profondo, azioni che alimentano una cultura. Rielaboriamo criticamente dei canoni di bellezza imposti e controversi. I nostri corpi naturali e spontanei sono un atto d’amore, un esibizionismo funzionale e speriamo un esempio per chi ancora lotta contro sè stessa e non a favore di sè stessa.

 

Bodypositive radicale Vs Bodypositive mainstream?

Il Bodypositive nasce dai femminismi californiani tra gli anni 80 e 90 del novecento, negli USA vede la sua particolare funzione ma ben si adatta al resto del mondo occidentale.

Nasce da gruppi di donne sovrappeso e obese, femministe, come risposta alla cultura e mercato oppressivi.

Come movimento positivo di accettazione e amorevolezza verso il corpo oppresso e discriminato, si estende ovviamente a altre categorie umane, sesso, identità, condizione corporea.

L’oppressione sistematica dei corpi non conformi a uno standard di mercato, mutuato in standard culturale e estetico, viene spesso confusa con il bodyshaming.

La differenza è sostanziale: essere oppressi perché si è una minoranza indesiderata e messa alla berlina dal mercato e dalla società è diverso dallo sperimentare occasionalmente prese in giro anche pesanti rimanendo comunque conformi agli standard desiderati dalla società e dal mercato, in una parola essere i privilegiati e godere di un privilegio.

Si parla di Bodypositive ‘radicale’ per via delle mistificazioni messe in atto dal mercato e dal falso attivismo: quante volte in Italia parlando di Bodypositive pensiamo subito a membri che propongono prodotti per la cura del corpo o la sua modifica, diete e ‘consigli’ alimentari, merchandising di vario genere, concorsi di bellezza, categorie estetiche ristrette e deliranti discorsi di discriminazione sulla delicata questione dell’obesità?

I principi del movimento vengono messi in discussione da interessi economici: ecco che il Bodypositive ‘mainstream’ vende diete dimagranti e derivati, classifica le persone e le esclude creando nuovi canoni estetici eetichettando in modo sprezzante il Bodypositive originario come Bodypositive ‘radicale’

Siamo davanti a una mistificazione del movimento che va denunciata.

Non esiste il Bodypositive ‘radicale’, esiste il Bodypositive e un bodypositive mainstream che mistifica il movimento, danneggiandolo, per vendere diete, fitness, categorie estetiche, eventi, merchandising e via dicendo.

Tutte ‘cose’ contro alle quali il movimento è nato.

Facciamocene una ragione e se il Bodypositive non fa per noi, andiamo altrove.

Arrested Movement: il corpo degli Uomini

Arrested Movement è una serie di ritratti Inclusiva nonché iniziativa di sensibilizzazione che celebra i corpi maschili in ottica Bodypositive ideata da Anthony Patrick Manieri.

Il Bodypositive è un movimento nato in California sulla scia dei movimenti femministi, in particolare da gruppi di femministe che riconoscevano un’ulteriore discriminazione nell’essere oversize.

Sappiamo che é aperto a ogni genere e corpo, senza distinzioni, nemico giurato della Diet Culture e della Cosmetic Surgery.
Il Bodypositive mainstream ha trascurato questa verità nonché il mondo degli uomini, la filosofia dell’accettazione e amore del corpo è invece una questione umana, aldilà dell’identità sessuale.

La sofferenza maschile davanti ai canoni imposti dai media è ormai nota, il mercato ha aggredito anche coloro che sembravano immuni all’attacco.

Di fatto la scoperta fatta dai pubblicitari che far leva sul senso di inadeguatezza rispetto all’aspetto funziona per le vendite di prodotti, idipendentemente dal sesso di appartenenza, ha aperto le porte al mercato del corpo declinato al maschile.
La svalutazione del corpo influenza la percezione di sé e del proprio valore.

L’idea di glamourizzare e normalizzare il corpo é nota, nei circa 12 soggetti ritratti da Manieri, presi in giro per il mondo, vediamo uomini di diverse corporature, ‘sentiamo’ le loro storie raccontate al fotografo che ci ricordano le nostre storie di disagio con noi stesse, fomentato dai media e società. Una radice comune.
Una bellissima idea, sul sito trovate i video e presto il libro fotografico.

Link qui:

http://www.arrestedmovement.com

Victoria’s Secret non vuole la Ciccia in passerella. E chi se ne frega.

Victoria’s Secret è uno dei brand più famosi e discussi, le sue sfilate eventi mediatici di portata mondiale.

Da decenni le modelle magre, muscolose, “con le curve giuste al posto giusto”, giovanissime e dalla bellezza pornografica, perfette incarnazioni di tutto quello che la donna contemporanea dovrebbe essere, dettano legge per tutti gli altri brand di intimo.

Rifiutando strenuamente di cavalcare l’onda della ‘Diversity‘ con dichiarazioni sprezzanti da parte dei Manager in carica, affermano la loro posizione, solita ai brand di lusso: escludere le taglie più grandi (leggi le più diffuse) assicura la percezione di esclusività del marchio prima ancora che voler offendere consumatori, attivisti o chicchessia.
In questo c’è una coraggiosa coerenza a differenza di brand più attenti al mercato, che si sono tuffati nella Diversity quale nuova fonte di guadagno, pur avendo perpetrato per anni il modello di donna che tanto danneggia donne e uomini.
Vedi ad esempio Dolce & Gabbana brand che non si è fatto sfuggire la fetta di mercato legata alla supermodella Curvy e attivista Ashley Graham, dimentico del suo passato.
Nella cultura statunitense la scelta di Victoria’s Secret è vissuta con rabbia e sgomento, la mia conclusione è che non ha senso crucciarsi per la scelta coerente di un marchio del quale noi taglie forti, testimonial della bellezza inclusiva e spesso donne consapevolmente in antitesi rispetto alla bellezza pornografica figlia della Rape Culture, possiamo fare tranquillamente a meno.

Possiamo sentirci bellissime e sexy anche senza Victoria’s Secret.
S.S.

Victoria’s Secret doesn’t want you. So what?

Victoria’s Secret is one of the most famous and discussed brands, its annual catwalk is a massive fashion show that airs worldwide.

For decades the skinny-but-fit Models, “with the right curves in the right place”, very young and with a Pornographic Beauty (a definition that Naomi Wolf explains in ‘The Beauty Mith’) a perfect incarnation of everything that the contemporary woman should be, dictate the direction for all the underwear brands.

Theyr Managers in charge are strictly refusing to ride the wave of Body Diversity with disparaging statements that affirm their position, usual for luxury brands: excluding the largest sizes (the most common) ensures the brand a perception of exclusivity, instead of they would offend consumers, body image activists or anyone else.

In this there is a courageous consistency, unlike brands that pays more attention to the earnings, who have dived into Body Diversity as a new source of income (noting more than this) despite having perpetrated for years the model of woman who is so damaging to women and men.
An example is Dolce & Gabbana, the brand that has not missed the slice of the market linked to the Curvy Supermodel and activist Ashley Graham, oblivious to theyr past.
In the American culture the choice of Victoria’s Secret is felted with anger and dismay.

My statement is that it makes no sense to worry about the consistent choice of a brand that exclude plus size or unconventional bodies, we are testimonial of inclusive beauty and often women consciously antithetical to Pornographic Beauty binded to the Rape Culture.

We can do without it.

S.S.

Bodypositive and the Star System: an impossible love story feat. Madonna.


Even Madonna in the ranks of the Bodypositive revolution?

Her last appearance in Instagram, her body of sixty wearing just underpants and bra, the shock and criticism from her fanbase. From which we certainly do not expect a solid tradition of self-acceptance and body-acceptance, I assume.

I am not surprised by the fierce and merciless criticism that the Superstar get, I am surprised  by the attempts to attribute her recent move belonging to Bodypositive activism. This really made me skeptical.

Screenshot_20180830-234746_1

 

We can’t trust every star that came here, after decades of botox, gym, diets, cosmetic surgery and impants, a past as a testimonial of the perfectly fit body that try to tell us the story of self acceptance, c’mon people!

The Bodypositive  movement is not a marketing strategy, it is not a ‘turn a page’, it is a long path, complex, interior rather than outward, not tied to the star-system at all.

I doubt that the depth of her gesture that is attributed to it is such genuine, rather its the umpteenth marketing act for yet another Madonna’s style change.

As long as one talk about body kindness, it’s okay, as long as it also reaches the layers of the population less prepared on the subject of the body falsified by the media and the diet-fitness-cosmetic surgery culture, so much that target will certainly not be reached by thousands of motivated “uncool Bodypositive activists”.

It is with no pleasure that we welcome among our ranks people that for years have benefited from the diet-culture and the Beauty Mith, literally fomenting everything against which we now struggle.

It sound like accepting a slaughterhouse owner among the ranks of Vegan activism.

It is not a matter of repentance or second chance, it is that we can’t accept help from the architects of the disaster. Not with genuine enthusiasm.


Madonna, nuova paladina Bodypositive?

Anche Madonna nelle schiere della rivoluzione Bodypositive? La sua apparizione recente in Instagram, il suo corpo di sessantenne in mutande e reggiseno, lo shock e le critiche della sua fanbase. Dalla quale di certo non ci si aspetta una solida tradizione in fatto di accettazione di sé e del corpo altrui, permettetemi.
Non mi stupiscono le feroci e impietose  critiche alla Divina star, quanto i tentativi di attribuirle un’appartenenza alla militanza Bodypositive.

È davvero una forzatura e di certo non possiamo fidarci di ogni Star che passa di qua, dopo secoli di botox, palestra, silicone e testimonial del corpo perfetto a tutti i costi, che ci tende la manina.

Il Bodypositive non è un’operazione di marketing, non è un voltare pagina, è un percorso lungo, complesso, interiore più che esteriore, per nulla legato allo star-system.
Dubito che la profondità del gesto che le viene attribuita sia tale, piuttosto la sua ennesima trovata di marketing per l’ennesimo cambio stile. Purché se ne parli, va bene, purché arrivi anche agli strati di popolazione meno preparati sul tema del corpo falsificato dai media, che tanto quel target non verrà di certo raggiunto da preparati e motivati “attivisti sfigati”.
Non è con piacere che accogliamo tra le nostre fila personaggi che per anni hanno beneficiato della diet culture e della mistica della bellezza, fomentando letteralmente tutto ciò contro cui noi ora lottiamo.
È come accettare tra le fila dell’attivismo Vegan un proprietario di un macello.

Non è questione di pentimento o seconda possibilità, è che proprio dagli artefici del disastro non possiamo accettare aiuto. Non con genuino entusiarmo.

Tess Holliday su SELF Magazine

Per chi ancora non la conoscesse Tess Holliday è una tra le più famose e acclamate (e controverse) modelle oversize, l’unica della sua taglia a essere al suo livello professionale, inclusa nel movimento Bodypositive più mainstream, nonostante i puristi del movimento la vedano come fumo negli occhi.

La sua apparizione su SELF è epocale, funzionale alle vendite del magazine, il quale probabilmente perderà parecchi consensi: dopotutto Tess è grassa, grassissima e non è l’incarnazione del concetto di Salute secondo i salutisti che usano il peso come metro di misura dello stato di salute.

Eppure Tess è incredibilmente bella, sensuale, determinata, ricca.

E’ arrivata qui, e sin da piccola sognava di arrivarci, benché già fuori standard. Dapprima assistente alla poltrona, poi Make-Up Artist e modella amatoriale, molti di noi ricordano (io con le lacrime, vi giuro) l’annuncio del suo ingaggio da parte della Milk Model Management, avvenuto nel 2015.

Da li in poi ingaggi, shooting e copertine ovunque, anche su Vogue Italia, e ovviamente fiumi di critiche, sempre tristemente le stesse.

Il suo corpo enorme e splendido, animato da una personalità potente e determinazione rara, di quelle che fanno appunto la differenza nel mondo dei VIP e dei ‘normali’ troneggia sulla copertina di SELF con la citazione : ‘la salute di Tess non è affar tuo’ ed è proprio sulla ‘salute’ altrui (delle persone grasse e obese) che i critici più intransigenti non  transigono, benché la loro effettiva competenza medica si limiti alla (poca) comprensione del bugiardino degli antibiotici.

Ma come dice la stessa Tess, rispondere alle accuse di chi ci odia -e finge di preoccuparsi per la nostra ‘salute’ e paventa un’apocalisse causata dai costi sanitari delle presunte malattie causate da sovrappeso e obesità- con il nostro perfetto stato di salute è un atto controproducente che ci relega a umani di serie B.

Dicendo a chi ci accusa che le nostre analisi sono perfette e che siamo sani, si perpetua l’abuso contro i corpi più grandi e la mentalità secondo la quale possiamo esistere in pace solo se siamo sani.

La realtà è che non dobbiamo rendere conto a nessuno e non dobbiamo dimostrare che siamo sani o no, perché non sono affari di nessuno.  Sono affari solamente nostri e nessuna condizione di salute può permettere agli altri di discriminarci. Perchè sarebbe una violazione dei diritti umani bella e buona.

link all’articolo di SELF : https://www.self.com/story/tess-holliday

( 28\06\18 – Samantha Schloss)